In Breve
- Qual è l'impatto della chiusura dello Stretto di Hormuz sul mercato del jet fuel?
- Ha riorganizzato le importazioni europee, aumentando le forniture da Nigeria e Stati Uniti.
- Quali sono i principali fornitori di jet fuel per l'Europa dopo la chiusura?
- Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee.
- Come stanno cambiando i prezzi del diesel in Europa?
- Il prezzo del diesel ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno.
La recente chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto un impatto notevole sul mercato europeo del jet fuel, costringendo gli operatori a riorganizzare le proprie fonti di approvvigionamento. A partire dal 28 febbraio, la raffineria nigeriana Dangote ha aumentato la produzione, aggiungendo circa 40.000 barili al giorno destinati all’Europa, rispetto allo stesso periodo del 2025.
Le importazioni europee di carburante per aviazione sono salite da circa 612.000 barili al giorno a gennaio 2026 a 750.000 barili al giorno a giugno, mantenendo questo livello anche a luglio. Prima della crisi, l’Europa importava tra 550.000 e 600.000 barili al giorno di jet fuel, di cui circa 300.000 provenivano dal Medio Oriente attraverso lo Stretto di Hormuz. Con la chiusura dello stretto, il mercato europeo ha perso quasi 300.000 barili al giorno di forniture.
Nel mese di aprile, Stati Uniti e Nigeria hanno coperto quasi il 75% delle importazioni europee, equivalenti a circa 375.000 barili al giorno. Le esportazioni statunitensi di jet fuel hanno raggiunto circa 443.000 barili al giorno in agosto, avvicinandosi al record di 455.000 barili di maggio. La nuova capacità della raffineria Dangote ha reso la Nigeria un fornitore sempre più cruciale per l’Europa.
Tuttavia, la sostituzione dei volumi provenienti dal Medio Oriente non è avvenuta senza difficoltà. Acquirenti in Europa, Asia e altrove si sono contesi le forniture disponibili, costringendo le raffinerie europee a riallocare la produzione, con effetti visibili sul mercato dei prodotti distillati. Sebbene l’Europa sia riuscita a evitare una crisi acuta di jet fuel durante la stagione estiva, ha mostrato una crescente vulnerabilità nel settore del diesel, le cui importazioni sono scese da 1,97 milioni di barili al giorno a gennaio a 1,56 milioni a luglio.
A metà agosto, il prezzo del diesel europeo ha superato quello del jet fuel per la prima volta in oltre un anno, evidenziando le tensioni nel mercato. Le scorte di carburante per aviazione rimangono limitate: a luglio erano inferiori a 30 giorni di consumo e ad agosto le scorte dell’hub ARA risultavano circa il 39% sotto la media degli ultimi cinque anni. Attualmente, il jet fuel quota oltre 1.300 dollari per tonnellata e i prezzi a termine sono più elevati rispetto a un mese fa e ai livelli di aprile, incidendo sui costi di approvvigionamento e sui margini delle compagnie aeree.
Se la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi, la risposta del mercato potrebbe arrivare dal lato dell’offerta, con possibili tagli di capacità durante l’inverno, quando la domanda di trasporto aereo è tradizionalmente più debole.

