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Allerta per le aziende di pannelli in legno: l’urea inclusa nel Cbam

Le imprese produttrici di pannelli in legno esprimono preoccupazione per l'inclusione dell'urea nel Cbam, temendo un aumento dei costi di produzione.

di Redazione

In Breve

Qual è l'impatto dell'inclusione dell'urea nel Cbam?
L'inclusione dell'urea nel Cbam potrebbe aumentare i costi di produzione dei pannelli del 10-12% nei primi quattro anni.
Perché le aziende chiedono l'esclusione dell'urea dal Cbam?
Le aziende temono che l'urea, essenziale per la produzione di colle, incida negativamente sulla loro competitività.
Qual è la dipendenza dell'Europa dalle importazioni di urea?
Nel 2023, oltre l'80% delle importazioni italiane di urea proveniva da Paesi terzi.

Il 6 luglio, la Commissione Envi del Parlamento europeo ha ufficialmente confermato l’inclusione dell’urea tra le materie soggette al Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam). Questo meccanismo dell’Unione Europea introduce oneri sulle importazioni di materie prime e semilavorati ad alta intensità di emissioni di CO2, generando preoccupazioni significative tra le aziende produttrici di pannelli in legno.

Le imprese del settore, rappresentate da Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo, hanno richiesto da tempo l’esclusione dell’urea, un derivato del gas naturale utilizzato principalmente nella produzione di colle per pannelli e in agricoltura, dove ne viene impiegato circa l’85%. La preoccupazione principale riguarda l’impatto che questa decisione avrà sulla competitività delle filiere del pannello e sull’intero comparto legno-arredo.

Il presidente di Assopannelli, Fantoni, ha sottolineato l’importanza dell’urea, definendola una materia prima strategica per la produzione di resine e colle, che incidono per circa il 43% dei costi diretti di produzione dei pannelli. Con l’obbligo di acquisto dei certificati Cbam previsto per gennaio 2026, si stima un costo aggiuntivo per l’urea compreso tra 40 e 60 euro per tonnellata nel solo 2026. Questo potrebbe tradursi in un incremento dei costi dei pannelli dell’ordine del 10-12% nei primi quattro anni di applicazione del regolamento.

La situazione è ulteriormente complicata dalle oscillazioni del prezzo dell’urea, che ha raggiunto picchi vicini ai 900 dollari per tonnellata. Inoltre, l’Europa presenta una forte dipendenza dalle importazioni di urea: nel 2023, oltre l’80% delle importazioni italiane proveniva da Paesi terzi, come Egitto, Algeria e Nigeria, mentre la quota di urea importata dall’Unione Europea è rimasta inferiore al 20%.

Di fronte a queste sfide, Assopannelli chiede maggiore pragmatismo e flessibilità nell’applicazione del regolamento, proponendo meccanismi di sospensione temporanea in circostanze eccezionali e l’esclusione dell’urea dal Cbam. La situazione richiede un’attenta valutazione per garantire la sostenibilità del settore e la competitività delle imprese.

Economia Energia

Redazione

Autore di Business Radar Italia.

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